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Articolo Di Eros Bonomo  pubblicato su AlqamaH il 3/09/2018

Calo della produzione vitivinicola, l'allarme parte dalla Sicilia Occidentale, diversa la situazione nella Orientale, anche se bisogna aspettare la fine della vendemmia per dei dati certi, perché in alcune parti ancora non è iniziata. 

Un calo di produzione in media del 20% e si potrebbe prospettare dati più alti, il 30%, ma un aspetto è positivo, quello della qualità, che comunque resta medio-alta. Una produzione media in calo del 20% e che invece ora - a vendemmia in corso - si attesta sul 30%. Colpevoli le condizioni climatiche, in particolar modo le bombe d'acqua che hanno colpito la Sicilia, che hanno avuto come conseguenza la proliferazione di muffe, come pernospera e oidio. Ad essere colpito di più il settore del biologico, caratterizzato da interventi limitati in vigna, senza l’uso di prodotti nocivi per contrastare le epidemie di queste muffe. Perdite di raccolto con punte del 70%, come avvenuto nel Partinicese. Numeri che stanno spingendo alcuni coltivatori, addirittura, a non raccogliere i grappoli perché non conviene.

Sulla questione si registrano le dichiarazioni di Antonio Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale Palermo/Trapani e del direttore dell'IRVO (Istituto Regionale Vino e Olio) della Sicilia, Vincenzo Cusumano.


Il primo ha espresso la sua in un comunicato, invece il secondo è stato da noi raggiunto per un'intervista.

“Il principale imputato di questo mezzo disastro è il clima”, spiega Antonino Cossentino. Le forti piogge che si sono abbattute nelle ultime settimane hanno condizionato fortemente una situazione già precaria. In Sicilia, secondo i dati dell’Osservatorio regionale delle acque, le piogge del mese di agosto registrate nel lungo periodo (30 anni) si attestano sui 15 millimetri di accumulo medio, nel 2017 fu appena di 1,1 mm mentre nel 2016 si è arrivati a 25 mm medi. Quest’anno, invece, alcune zone sono state colpite ripetutamente da autentiche bombe d’acqua con accumuli anche di 100 mm. “Condizioni che evidentemente hanno reso impossibile portare a termine una produzione standard. Per questo chiediamo che venga riconosciuto lo stato di calamità naturale per quei produttori che sono stati colpiti da questi eventi climatici. Chi è in regime biologico, tra l’altro, sconta doppiamente un prezzo amaro visto che i pagamenti Agea per i fondi europei sono per molti ancora fermi al 2015”, dice ancora Cossentino.

Troppa pioggia, quindi, e vigneti inzuppati che portano gli acini letteralmente a scoppiare e a marcire. Tra i vitigni che hanno sofferto maggiormente tutto questo c’è il Nero d'Avola. Nel palermitano, in zone come Roccamena e Contessa Entellina, la perdita media di raccolto che ha riguardato tutte la varietà è stata del 30%.  Stesse cifre nelle aree del trapanese come Salaparuta e Gibellina e nel Belice in genere, dove alcuni vigneti sono stati addirittura sommesi dai corsi d’acqua esondati. Meglio è andata nella parte di Petrosino, Marsala e Mazara, dove il danno è stato limitato al 10-15 per cento. Nell’Agrigentino sono state confermate le stime di inizio agosto: il calo rispetto alla media è tra il 20 e il 30 per cento a seconda delle zone e sul fronte qualità non ci sono grossi problemi. I produttori sperano adesso che questa parte finale dell’estate possa regalare un clima più mite agli ultimi vigneti da vendemmiare.

Vincenzo Cusumano nell'intervista parla della situazione di tutta la Sicilia, ma utilizza anche parole di speranza e dati concreti positivi su alcuni aspetti del settore vitivinicolo siciliano, "Un rinascimento enologico che continua", questa un'affermazione del direttore dell'IRVO, ma vediamo l'intervista per gli altri dettagli:

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